martedì 5 giugno 2012

Alla ricerca di un segno...o di un sogno?..l'eros..

storie di segni, storie di amori, di intrecci e di sogni...

                                 eros tav.1   20x24 incisione ad acquaforte




                 eros tav.2   20x24 incisione ad acquaforte

domenica 25 marzo 2012

ISTINTI VOLTI ALL'EQUILIBRIO

"Pallidi acrobati
sfiorano necessita',
lontano dal mondo
istinti volti all'equilibrio" 



OPERA PER LA MOSTRA "GIUDIZI UNIVERSALI"
 PRESSO -SPAZIO ARTE DUINA-
56X65 TECNICA MISTA SU CARTA

domenica 31 luglio 2011

Una settimana lontano dal mondo, lontano dal telefono ,lontano dal lavoro..una settimana a stretto contatto con i colori, la carta e le mie visioni...dalla mattina alla sera.....

  "bocetos" (bozzetti) 11x17 tecnica mista su carta

 









Il signor Teofrasto De Bubbolis si alza una mattina e toccandosi sotto l’ascella sente una specie di rigonfiamento. Un piccolo bozzo, come una ciliegina, che al tastare delle dita si muove sottopelle.
“Strano,” pensa il signor Teofrasto. “Forse non avrei dovuto mangiare quella peperonata alle melanzane e cozze ieri sera. Mi fa sempre degli effetti imprevedibili.”
Poi si veste, prende la bicicletta, e va a lavorare. Il signor Teofrasto fa il magazziniere in una ditta di bolle per l’acqua frizzante.
A metà mattinata, però, non si sente per niente bene. Va in bagno, si toglie il toni da lavoro, e vede che dove prima c’era un rigonfiamento, ora ce ne sono due. Un po’ preoccupato si riveste e torna alle sue bottiglie, ma con la testa altrove infila bolle a casaccio nell’acqua ed ogni tanto si vedono dei tappi saltare in aria come fuochi d’artificio.
Il padrone impensierito va dal signor Teofrasto e gli domanda: “Signor Teofrasto, ieri sera non ha mica di nuovo mangiato la peperonata alle melanzane e cozze?”
“Purtroppo sì,” fa il Teofrasto.
“Capisco,” dice il padrone. “Credo che allora sarà meglio se va a casa prima, questa sera.”
Teofrasto lo ringrazia, reinforca la sua fida bicicletta, e se ne torna a casa.
Ma il giorno dopo la situazione, non solo non è migliorata, ma gli appare ancora peggiore. Di palline, il signor Teofrasto ne conta addirittura sette. Ed una molto vicina ad un posto di cui non è signorile parlare.
Le mostra alla moglie- la signora Armilla- che toccandole si stupisce: “Guarda, guarda che robe strane!” e si diverte a spostargliele facendone finire una proprio in mezzo alla fronte.
“Armilla!”, la riprende il signor Teofrasto. “Ti sembra il momento di scherzare?”
“Hai ragione,” risponde la moglie. “Ma è che è tanto divertente!”, e nel dirlo gliele sposta in testa come una cresta di gallo. “Comunque credo che sarebbe opportuno se tu andassi dal dottore. Non mi sembra il tipico effetto della mia peperonata.”
E così il signor Teofrasto fa.
Al pomeriggio è in coda all’ospedale, quando un’infermiera con molte curve e gli occhi verdi lo fa accomodare nell’ambulatorio. Il dottore arriva un attimo dopo; gli chiede cosa si sente, ma non lo lascia neppure aprire bocca che gli ha già cacciato dentro un termometro lungo così, gli sta misurando la pressione, gli tasta il polso, gli tocca le ghiandole sotto la gola, gli batte sulla schiena e gli fa dire trentatrè.
“Perfetto!” diagnostica il dottore. “Lei è sano come un pesce. Ha il fisico di un uomo di quarantacinque anni!”
“Veramente,” osa il signor Teofrasto, “io ce li ho quarantacinque anni…”
“E allora?!” lo rincalza il dottore. “Vede! E’ perfettamente nella norma. Avanti un altro!”
“Sì, ma queste?” si permette Teofrasto alzando la camicia e mostrando una trentina di palline.
“Santa Rosolia!” esclama il dottore facendo un salto all’indietro. “Che robe sono quelle?!”
“A dire il vero speravo che me lo avrebbe saputo dire lei…” accenna laconico il Teofrasto.
“Io?! E perché mai?” gli fa il dottore.
“Ma perché è il medico!”
“Ah, già,” gli dice quello. Allora prende una grossa lente per guardare i francobolli, osserva la lingua del signor Teofrasto, e poi gli dà la risposta.
“Signor De Bubbolis. Si tratta di metastasi. Vada a casa e ci metta sopra delle radici di verbena raccolte da una ragazza vergine al chiaro di luna ed impastate con bava di lumaca settembrina.”
“Ma siamo a giugno, mancano ancora tre mesi a settembre!”
“E allora non le resta che aspettare. Nel frattempo può fare le parole crociate.”
E così il signor Teofrasto fa.
Dopo tre mesi sa perfettamente qual è il mammifero australiano che comincia per “orn”, lo è il talco, e fiume austriaco di tre lettere. Ma le palline non vanno per niente meglio. Anzi, adesso si può parlare di pallone. Perché tutti i piccoli rigonfiamenti si sono uniti e ne hanno creato uno solo, ma grosso come un cocomero al mercato.
Una mattina la signora Armilla rientra in casa dalla spesa, e mentre si dirige in cucina, saluta il marito che in salotto guarda in pigiama la televisione. Appena entrata in cucina vede il marito che, tutto allegro, sta preparando il caffé.
“Santi numi!” grida gettando le borse al vento. “Ma non sei in salotto che guardi la televisione?”
“E’ lui!” risponde il marito.
“Lui chi?” chiede la moglie sospettando qualcosa di losco.
Il signor Teofrasto alza la camicia dove i bozzi sono spariti, poi indica il salotto e ripete: “E’ lui!”
“Il tuo bozzo è di là in salotto che si guarda la televisione?!” domanda stupita l’Armilla.
“Proprio così,” fa il signor Teofrasto e se ne va in salotto con il vassoio del caffé.
Per un po’ di tempo le cose vanno anche bene. Il signor Teofrasto si diverte molto, con il signor Teofrasto. Vanno insieme a pescare, giocano a scopa, e quando non ha voglia di lavorare fanno a cambio: l’altro va ad imbottigliare bolle, mentre lui se ne sta con la pancia al sole sulla riva del fiume.
Ma la signora Armilla è sempre più stanca. Ora le tocca cucinare per due, lavare per due, stirare per due, e avere due volte il mal di testa alla sera.
Le cose peggiorano la mattina in cui il signor Teofrasto vede sull’alluce un’altra pallina. Anche l’altro signor Teofrasto ha un rigonfiamento, proprio sulla punta del naso.
La signora Armilla torna a casa dalla spesa, e di mariti questa volta se ne trova quattro. Ma non ha tempo di lamentarsi ché c’è già da preparare il pranzo. E mentre apparecchia la tavola, uno dei signor Teofrasto le fa scarpetta nella pentola, un altro allaga la cucina cercando di riparare un rubinetto, un altro ancora smonta la tapparella, ed il quarto arriva a casa con un cavedano da quindici chili da pulire e diliscare.
A fine giornata la signora Armilla è stanca come uno straccio.
Alzandosi all’indomani, però, di mariti se ne ritrova otto, e così è costretta a spedirli tutti quanti a pescare o al bar.
Quattro tornano a sera alticci, e quattro con delle carpe grosse come delfini. E lei giù a spignattare tra cinque fornelli accesi che fanno un caldo che manco in spiaggia a ferragosto.Quella sera prende da parte suo marito, il signor Teofrasto, quello vero, e gli dice: “Io non ce la faccio più! Se continua così me ne vado e il pranzo te lo prepari te.”
“Lo so che è dura,” le risponde il marito. “Ma cosa ci posso fare?”
“Perché non organizzi una gita? Li porti da qualche parte in montagna, che ne so, a Frabosa Soprana, dove siamo stati l’altra estate; li lasci lì e poi te ne torni indietro.”
E così il signor Teofrasto fa.
La mattina dopo la sguaiata combriccola dei signor Teofrasto è alla fermata della corriera che intona stonati canti di montagna. Quando arriva l’autobus tutti e sedici i signor Teofrasto salgono rumorosamente.
“Ci porti a Frabosa Soprana!” intima il Teofrasto originale all’autista.
“Ma questo è un autobus di linea…” dice quello.
“Ebbene, e allora faremo le fermate.”
Così il pullman parte da Poggibonsi alla volta di Frabosa Soprana.All’arrivo nella cittadina di montagna, la combriccola scende nella piazza del paese e in men che non si dica si è già dispersa ai quattro venti.
Approfittando del fatto che nessuno sta prestando attenzione a lui, il signor Teofrasto, quello vero, risale sopra l’autobus e dice all’autista: “Bene, possiamo tornare a casa. E questa volta senza fermate.”
Ma l’autista è un autista serio, e quindi si ferma lo stesso. Così, dopo due giorni di viaggio, quando arrivano finalmente a Poggibonsi, di signor Teofrasto ce ne sono di nuovo due.
“Deve riportare questo qua indietro,” dice il Teofrasto all’autista. L’autista si mette a piangere, ma parte ugualmente.
Il signor Teofrasto, invece, torna finalmente solo a casa dalla moglie che lo accoglie a braccia aperte ed insieme festeggiano la buona riuscita del piano.
Il giorno appresso, poi, il signor Teofrasto accompagna il nuovo signor Teofrasto alla fermata del pullman: “Aspetta che passi l’autobus per andare alla stazione, ti porta direttamente a Frabosa Soprana,” dice il signor Teofrasto al signor Teofrasto, e poi se ne va tutto allegro a lavorare fischiettando in bicicletta.
Ancora oggi, se qualcuno passa da Poggibonsi, può vedere tutte le mattine il signor Teofrasto che aspetta l’autobus per la stazione. Ma non ci si inganni, non è lui, è solo uno dei suoi bozzi; il vero Teofrasto sono già ore che sta in ditta felice a imbottigliare le bolle.

(francesco scarrone ha scritto, carlo duina ha disegnato)